non me ne lavo le mani

elalmacenclandestino

giocavo con Madama Dorè e mi divertivo, in una bella casa, piena di cibo e vestiti dove non abitava nessuno. c’è un domani? si?! e allora domani vorrei che un atto morale sorgesse da questo terreno incolto del disequilibrio per guardare da lontano la mia compassione, cadere come un macigno, su quella libertà che è solo la somma delle mie paure. sono deciso, oggi butto giù una lenza per tirar su, il più piccolo, il sempre più piccolo dei pesci d’aprile del destino. e poi ancora! ancora con questi sferzanti paradossi che corrono come treni impazziti. vi salirei sempre e volentieri per tanti lunghi viaggi, cercando di abbandonare le praterie del dolore e i miei luoghi comuni. “Tutto scorre”. ma dove? e soprattutto, dov’è? cerchiamo continui segreti in cui smarrirci. non capiamo le ragioni per cui, le persone, restano o vanno via. raccattiamo sciamani di periferia, che ci portino in un’altra dimensione d’amore. è una patologia tutto ciò? e allora cerchiamo di non diffondere questo malanno. ubbidiamo con una maggiore artisticità al senso della vita. tendiamo la mano al fratello e non per un solidarismo spicciolo; e poi, pratichiamo sesso e amore all’unisono. quante cazzate, eh? questi sbarchi di bontà e giustizia su spiagge dove abbiamo calato le «favole belle» ma mangiamo putridume morale dove risuona ancora lo squittio dei topi. in realtà, siamo solo un continente di incontinenti. sbrachiamo, e male, da tutte le parti. possediamo con l’egoismo, un sodalizio ancestrale e collaudato, che ha dato nei millenni dei capolavori aberranti. ma dove vogliamo andare? abbiamo già toccato l’estremo di noi stessi. siamo dei pii fasulli. incantatori di serpenti in seno. maldestri giocolieri con birilli incollati alle mani. ma dove vogliamo andare?
poi però:

“…Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.”

allora c’è. allora c’è. allora c’è. la bellezza c’è. allora non me ne lavo le mani. allora mi infango di nuovo. allora mi ributto nella pozza perché ho la speranza che qualcuno di noi la trovi. e che qualcuno la lavi dalla sporcizia degli altri. ecco che allora, l’umanità fatta carne da macello, si riscatta; magari anche solo per una sola goccia di poesia.

Annunci

2 pensieri su “non me ne lavo le mani

  1. La bellezza è dentro di noi!
    Bisogna solo avere la pazienza e la forza di rintracciarla, farla affiorare, non disperderla, e, soprattutto, riuscire a non sporcarla con la cattiveria e l’invidia altrui.

  2. La bellezza è insita anche nello sporcarsi di tutte quelle esperienze che aiutano a comprenderlo, il bello. Non va lavata, solo riconosciuta. Peccato il nostro essere divenuti ciechi fin troppo presto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...