Pollock

  1. codici morali puritani. -stop-
  2. sistema cinico e meccanico che ha distrutto i talenti. -stop-
  3. possiamo generare ed essere generati in un passato e in un presente dilatati. -stop-
  4. non arrivo al dessert. -stop-
  5. ci salveranno i cartoni animati. -stop-
  6. tabula rasa a sfondo psicosessuale con dinamiche intime e voglia di palpare le forme vive. -stop-
  7. risveglia il tuo ricordo bruciante, così si sdoppia il folle contorsionismo e il tuo idiota sguardo fisso. -stop-
  8. distanti, vedo suppellettili da cruscotto e auto, in sordidi luoghi pervasi dai miasmi. -stop-
  9. ora buca od ora mi buco? -stop-
  10. ma vaffanculo. -stop-

jackson-pollock5

le figure umane o i paesaggi urbani, da tutti i punti di vista, hanno fascino di attrazione.

come i luoghi di uno scrittore famoso.

noi , in modo pervicace, restiamo ancorati a tali luoghi e a tali persone, solo ed unicamente per cercare quello strano “che“.

cercarlo con spasmodico eretismo.

cercarlo sempre.

ma cosa poi?

di fatto potrei affermare, senza ombra di dubbio alcuno, che cerchiamo il nulla.

che poi, il novero di dettagli inseriti conferisca ulteriore pregnanza simbolica alla ricerca, è poca cosa.

questa famigerata e misteriosa “assenza” ci circuisce e ci eccita.

perchè solo del “nulla” (nel senso alto della parola) si sta trattando, sia ben chiaro.

il “niente di niente”.

una immensa ricerca, che poniamo giustamente in posizione di grande rilievo.

eccome.

ci ammazziamo violentemente per il…”nulla“.

da sempre.

badate che non vi sto proponendo un reportage e nemmeno una ricostruzione fantastica, è – la – aberrante – realtà – della- nostra – vita.

una realtà che, tenuta nascosta dagli sguardi dei curiosi, diverrà palese solo alla fine dei nostri giorni.

eppure, dai tempi dei tempi, tutta la preziosa sostanza umana, con smarrimento ed intimità, l’ha esorcizzata tirandola fuori dai propri incubi.

in noi è rimasta, direi volontariamente, solo una misteriosa devozione della sua pur flebile traccia.

traccia che lentamente fiutiamo per tutta la vita, correndole dietro a rallentatore.

direi che, con qualche punto di congiunzione astrale e con una visione prospettica dall’alto, è come un lento di Albinoni.

rassomiglia ad una scena del crimine ma senza vittima, dove tutto è come composto, come congelato.

io: “forse è arrivato il magico momento che rimescolerà le carte per il gran finale”.

tu: “quale?”

io: “quello di dare finalmente un nome al fittizio assassino!”

il nome di colui che ci svelerà il perchè.

il perchè si “impazzisca” tutta la vita in un silenzio lucido, ragionato e consapevole.

quel silenzio che ci sospinge verso il nulla.

io, spero e credo di saperlo.

ritengo di averlo individuato, non molto tempo fa, in un quadro del 1200 di Duccio di Buoninsegna.

è difficile da spiegare.

magari faccio anch’io un dipinto ad olio su tela.

no!

mi viene in mente che la cosa migliore per avvicinarsi al concetto, sia guastare la superficie.

farò così, ci scriverò su delle frasi, come gli schizzi-indizi di un quadro di Pollock, e poi la taglierò.

voi infine, provate a leggere oltre.

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...