Mamma mia.

camini-in-pietra-da-rustici-a-moderni-foto-1940-design-mag-con-caminetti-rustici-ad-angoloLa cucina era molto grande ed aveva un camino termico ad angolo, uno di quei camini chiusi con vetro ceramico in grado di riscaldare l’intero appartamento.

Un giorno dalla canna fumaria venne giù un uccellino, credo fosse un passerotto, che rimase imprigionato all’interno del focolare spento .

Immediatamente spalancai la finestra della stanza ed ero pronto ad aprire il camino per consentire la fuga del povero animale quando una voce femminile mi bloccò: “Fìrmte, nè fà scì sù cillette, quèsse quande vole me zèzze tutte lì mure di cenere. Mò so pagate l’imbianchine. Che li dìnghe arfà n’atra vote? Falle murì, cuscì dumane l’arcaccème” (fermati, non fare uscire l’uccellino, poiché quando volerà mi sporcherà tutte le mura di cenere. E’ da poco tempo che l’imbianchino mi ha dipinto la cucina, non voglio pagare di nuovo. Fallo morire lì, domani lo tireremo fuori).

Era Iva, la madre della mia compagna.

Rimasi impietrito.

In quell’istante mi domandai che cazzo di genitore poteva essere stato e che educazione e quale amore aveva mai potuto trasmettere ai propri figli.

Cominciai ad intuire che la follia era davvero alla base di quel raggruppamento di esseri umani; I miserabili di Victor Hugo si stavano materializzando sotto i miei occhi.

 

[piccolo estratto dal romanzo “La mia piccola Roma” – di Francesco Iacovetti – di prossima pubblicazione]

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